Parrocchia

Lettera del parroco


La storia della nostra umanità, sin dall’inizio, è stata una storia intrisa di peccato, avvolta da uno sconvolgimento cosmico e da una immane lotta tra il bene ed il male. L’uomo, voltando le spalle a Dio e irrigidendo il suo cuore, dando ascolto al suo orgoglio e non alla Parola di Dio, ha seminato, lungo i secoli, violenze, ingiustizie, sofferenze indicibili, guerre, odio, malattie e morte.

Dio, però, nella sua grande misericordia, non ha mai dimenticato di amare la nostra umanità, ferita e dilaniata. Nella pienezza dei tempi, tutto il male sembra condensarsi su un’unica persona, Cristo Gesù, che, pur essendo Dio, non disdegna di assumere, insieme alla sua natura divina, la nostra natura umana. Egli, con la sua passione, vuole sentire su di sé le viltà, le violenze, i soprusi, i tradimenti , gli inganni e le maldicenze di questo mondo, per offrirsi vittima innocente del nostro riscatto. Cristo crocifisso è il segno più evidente del trionfo dell’Amore e della Vita, che interpella tutti e ognuno di noi.

La PASSIO CHRISTI ,riproposta dalla Parrocchia Madonna delle Grazie, con la partecipazione di 120 figuranti, sul bellissimo costone della gravina, è una forte meditazione che ci fa scoprire la tenerezza di Dio, che nonostante i nostri rifiuti, ci vuole tutti salvi.


Cenni Storici


Un bizzarro e famoso prospetto riproduce lo stemma di Mons. Giustiniani che volle la costruzione del Santuario nel 1602 per destinarlo anche a residenza estiva del Vescovo e dei seminaristi. Ricerche storiche sulle origini di questo Santuario ci hanno rivelato che: “Esisteva un tempo fuori le mura della città di Gravina una cappella campestre, nella quale era dipinta ad una parete l’immagine della Vergine Madre di Dio, denominata “Santa Maria delle Grazie”, alla quale ogni sabato una fiumana di popolo si recava per ringraziare per la grazia ottenuta”, così Mons. Vincenzo Giustiniani scriveva alla Santa sede nella “Relatio ad Limina” (cfr Archivio Segreto Vaticano, carta 374 A, 2 Agosto 1611).

Il prospetto del Santuario è ripartito in tre ordini e, sotto i rispettivi cornicioni, in alto leggiamo: “Sicut aquila provocans ad volandum pullos suos et super eos volitans expandit alas suas et portat eos” (Deut 32, 11); al centro è scritto: “Sanctae Mariae Gratiarum Matri Virgini Deiparae - Episcopus Gravinensis Vincentius Iustinianus Genuensis-Ex condominiis Chii-a fundamentis erexit 1602” Questa scritta è del 1710. Al centro osserviamo uno scudo retto da due angeli alati in movimento che fanno da ornamento ad una fascia cartoccio su cui è incisa la frase: “Turris fortitudinis a facie inimici” (Salmo 60). Sulla facciata in altorilievo campeggia una grande Aquila ad ali spiegate con una corona regale in testa tempestata di pezzi di vetri cromatici.

Nell’occhio dell’aquila un pezzo di cristallo attira lo sguardo del visitatore per i riverberi dei raggi solari. Il Santuario fu costruito “Ad instar Cathedralis” a tre navate con i pilastri quadrati con le loro basi, piedistalli, capitelli, architravi, fregio e cornicione di struttura dell’ordine toscano, corinzio e dorico con 12 medaglioni ovali in pietra locale raffiguranti gli apostoli. Nel 1600 le laterali crollarono. Dopo la ricostruzione, il Santuario rimase quasi abbandonato e incompleto fino alla venuta di Mons. Cennini. Questi, nel 1652, abbassò la volta del presbiterio con volta di tufi, formando un arco a tutto sesto, e chiuse così quattro cappelle laterali e coprì quattro medaglioni degli apostoli al fine di ricavare, tra la volta e il presbiterio, alcune stanze.

Sul frontespizio del presbiterio, in alto, oltre il cornicione ionico, fra due stemmi inserì la data: A.D. MDCLII. Recentemente il Santuario ha subito un restauro in seguito al terremoto del 1980 che ebbe come epicentro l’Irpinia. Ritenute sovrabbondanti e superflue le modificazioni apportate da Mons. Cennini, si è pensato di riportare all’origine le caratteristiche della costruzione.

Il risultato è stato sorprendente perché, non solo si è riportato alla luce ciò che era nascosto (alcuni medaglioni, i capitelli dell’attuale arco di trionfo e lo stesso arco), ma si è offerto maggiore ampiezza e snellezza all’intera struttura basilicale. Il 25 settembre 1991, in Piazza S. Pietro, Papa Giovanni Paolo II incoronava la statua della Madonna venerata nel santuario. Tra il 1996 e il 1997 la facciata del Santuario è rimasta ingabbiata dall’impalcatura per essere interamente ripulita e restaurata. L’opera di un meticoloso e paziente restauro ha restituito al suo splendore originale la facciata che è unica nel genere in tutto il mondo ed è diventata il simbolo della città di Gravina. Mons.

Giustiniani, costruendo la chiesa in onore della Madonna delle Grazie, non fece altro che concretizzare l’amore del popolo per Maria. Il popolo ne fu riconoscente. Da sempre si è recato in devoto pellegrinaggio quando la chiesa era fuori città. Lungo il percorso erano scaglionate quattordici edicole della Via Crucis: il popolo, salendo, meditava le quattordici edicole della Via Crucis: il popolo, salendo, meditava la passione di Cristo e si preparava all’incontro con la Mediatrice della Grazia. Nel secolo scorso lo stesso popolo sentì il bisogno di dare una voce a quella chiesa e, a sue spese, fece innalzare un piccolo campanile per poter chiamare i devoti ai piedi della Madonna.

La festa in onore della Madonna delle Grazie viene celebrata il giorno otto settembre. Una novena di preghiere ne prepara la solennità. Il giorno della festa, sin dal primo mattino, il popolo accorre ai piedi della Vergine: si celebrano SS. Messe sino a mezzogiorno. Verso sera si snoda, per alcune vie della città, la processione della S. Immagine seguita da immane stuolo di popolo. Fino a tarda sera, numerosi fedeli vanno in chiesa per rendere omaggio alla Madonna dalle Grazie e tante mamme, nell’intimo del loro affetto, consacrano alla Mamma di tutte le grazie, i loro figli, la loro casa, la loro vita, i loro sentimenti più profondi.